L’arte come insegnamento di vita per i bambini: “lasciateli sbagliare”. Intervista a Chiara Anna Delmiglio, operatrice didattico-museale.

La propensione all’arte stimola e allena la mente dei più piccoli, rendendoli adulti più consapevoli. Un viaggio alla scoperta di luoghi meravigliosi e laboratori didattici con Chiara Anna Delmiglio, promotrice di arte e cultura.

Chi è Chiara? Sulla carta sono una guida turistica ed operatrice didattico-museale. In pratica sono una curiosa esploratrice di città, divoratrice di libri d’arte e una testarda, puntigliosa e orgogliosa promotrice di bellezza con un solo scopo: avvicinare le persone al mondo dell’arte e della cultura in modo divertente e interattivo.

 

Come è nata la scelta di fare questo lavoro? 

Ho capito di voler intraprendere la carriera di guida turistica dopo il mio primo viaggio in Scozia. Appena diciottenne ho partecipato alla classica vacanza studio e la meta scelta era Edimburgo. È stata la prima vacanza da sola, lontano da casa per un mese, obbligata a confrontarmi con persone che parlavano una lingua diversa dalla mia e, soprattutto, ho avuto modo di scontrarmi con realtà artistiche e culturali totalmente diverse da quelle a cui ero abituata.

Ho avuto “la chiamata” visitando Rosslyn Chapel, una chiesetta minuscola edificata a metà del XV secolo la cui superficie è totalmente ricoperta da sculture: mi ha totalmente lasciato senza fiato. Qui un mix di iconografia Cristiana e pagana convivono e – essendomi informata preventivamente leggendo un paio di articoli sul web – ho spiegato a braccio ad alcuni miei compagni di viaggio come poter leggere la storia che si cela dietro le immagini… mi sono resa conto che ho centrato il punto, mi sono emozionata e, soprattutto, divertita quando ho realizzato che la mia prima visita guidata era durata più di un’ora e si erano aggiunte altre persone allo sparuto gruppo iniziale.

Tornata a casa ho comunicato ai miei genitori che mi sarei iscritta a Storia dell’Arte e, in un modo o nell’altro avrei lavorato in ambito turistico e museale. Ma non avevo ben chiaro quanto sarebbe stata lunga e complicata (anche dal punto di vista burocratico) la mia strada.

 

Spesso si pensa alla Storia dell’Arte come qualcosa di destinato agli adulti. Sei d’accordo? 

Mi trovi totalmente in disaccordo. Anzi, credo che un bambino “allenato” all’arte e alla bellezza sarà più propenso ad essere un adulto più sicuro di sé, curioso e aperto a nuove esperienze. L’arte ti apre mille porte, ti solletica la mente e il cuore, ed educa ad una visione positiva del mondo basata sul confronto tra più persone e su una riflessione personale.

Ti occupi anche di visite guidate per i più piccoli o di laboratori dedicati a loro?

 

Diciamo che la mia giornata lavorativa è equamente divisa tra visite guidate per adulti e per bambini e, se devo essere sincera, queste ultime sono quelle che preferisco (Ma non diciamolo agli adulti che sono permalosi!)

 

Mi occupo anche di didattica museale, ovvero faccio parte dei team di alcuni dei più importanti musei di Milano (Gallerie d’Italia tra i tanti, è quello che a mio parere offre proposte didattiche tra le più varie e valide del territorio italiano).

 

Inoltre creo laboratori per scuole di ogni ordine e grado come libera professionista, quindi mi trovo anche a dover progettare da percorsi didattici nuovi, con possibilità di operare nelle scuole.  

 

Questa è la parte più interessante e stimolante del mio lavoro perché, soprattutto ora che i bambini sono iper-sollecitati da input esterni e informatici, devo proporre dei laboratori stimolanti e che permettano agli alunni di riavvicinarsi alla matericità degli oggetti, degli strumenti e a lasciare andare tutte le ansie da prestazione che si ritrovano a dover gestire.

C’è qualche aneddoto divertente che puoi raccontarci nelle visite ai più piccoli?

Ogni volta che termino un percorso esperienziale e laboratoriale mi ritrovo con delle vere e proprie “perle letterarie” e mi riprometto di scrivere un libro prima o poi.

Ma ce ne sono un paio che dimostrano la semplicità e l’ingenuità dei bambini.

 

Durante un laboratorio in museo, i bimbi devono usare la coccoina per incollare pasta, carta e materiali differenti. Alcuni di loro, non avendo mai visto questa strana colla la annusano e una bimba esclama: “puzza come mia nonna!”

 

Però, non posso dimenticare il classicone: il 70% delle docenti una volta entrate in museo hanno il coraggio di chiedermi: “scusa ma… sono tutte vere le opere esposte?”

Hai la possibilità di girare moltissimo, c’è un luogo che ti è rimasto nel cuore?

Ovviamente la Scozia, in ogni sua millesima parte. Da Edimburgo, città dalle strette ed impervie vie zeppe di scalini e dagli edifici cangianti, fino al profondo nord, passando dalle rovine pluricentenarie delle cattedrali fatiscenti dei Borders all’Abbazia di Iona nel nord ovest, raggiungibile dopo due viaggi turbolenti in traghetto e una lunghissima traversata in autobus in mezzo alla brughiera.

 

In Italia? Il Lago di Como con i suoi paesini dai campanili a vento e chiesette arroccate; tappa obbligata l’isola Comacina su cui si approda navigando sulla celebre “Lucia” l’imbarcazione tipicamente lariana diventata famosa grazie ai Promessi Sposi.

 

Oltreoceano? Ho lasciato un pezzo di cuore a Boston, città incredibilmente europea e ricca di storia, e la piccola ma incantevole Salem, tristemente celebre per lo sterminio delle streghe.

Quali sono i percorsi formativi che consigli a chi vuole seguire il tuo esempio?

Dopo aver frequentato il liceo artistico, mi sono iscritta all’università degli studi di Milano: prima ho conseguito la Laurea triennale in Scienze dei Beni culturali e poi quella specialistica in storia e critica dell’arte.

Subito dopo il termine del percorso universitario ho partecipato ad un progetto di Servizio Civile che mi ha permesso di studiare a fondo la catalogazione dei Beni culturali e poi ho collaborato con il Museo di Arte Contemporanea di Lissone svolgendo servizi di visite guidate e creando laboratori artistici per associazioni del territorio.

La vera svolta però è arrivata quando ho ottenuto (dopo alcune prove scritte e orali) l’abilitazione alla professione di guida turistica, ovvero il famoso e tanto agognato “patentino di guida” che mi permette di operare su tutto il territorio nazionale e non solo. Cosa ho fatto subito dopo? Ho aperto la terrificante partita Iva e sono entrata nel magico e al tempo stesso terribile e complicato mondo dei liberi professionisti.

Un consiglio? Armarsi di pazienza, non lasciarsi abbattere da coloro che pensano che “l’Arte non dà da mangiare a nessuno” e rendersi conto che, oltre ad una lunga gavetta fatta di stage non retribuiti e pagamenti posticipati, facciamo il lavoro più bello del mondo!

Prima di lasciarci ti chiediamo un pensiero, una frase o qualsiasi cosa tu voglia dirci.

 

Ti scrivo un appello per i genitori, può sembrare un po’ duro ma vi auguro vi permetta di riflettere.

 

Lasciate che i vostri figli sbaglino.

Non comprate le scarpe con gli strappi solo perché non avete tempo come spiegare loro come si allacciano le stringhe, non regalate gli orologi digitali perché non avete la pazienza di aiutarli a leggere le lancette, non tempestate di messaggi le maestre per avere conferma degli esercizi assegnati, non fate VOI i loro compiti solo perché così finite più in fretta e potete sistemare casa, piazzandoli davanti ad uno smartphone o al televisore.

Perché crescerete solo giovani adulti che non sono nemmeno in grado di tagliare un foglio seguendo il contorno, che hanno paura di sporcarsi di vinavil “perché mamma si arrabbia se deve lavare” e, soprattutto, che appena incontreranno una difficoltà (che può essere “seguire la linea con il punteruolo” oppure “legare il filo allo stuzzicadenti”) si metteranno a piangere urlando frustrati “io NON SONO CAPACE! Fallo tu!”

Portateli al museo, prendete un treno o una metro chiedendo loro di seguire la mappa e dirvi quando scendere, salite su un battello del Lago e perdetevi tra le stradine di paese, uscite di casa e correte al parco a caccia di foglie secche colorate e, di nuovo, lasciateli sbagliare.